L’importanza degli integratori (20/07/2007)
Il reintegro idro-salino nel ciclismo
testo di Luca Bartoli*
Prima di affrontare lo spinoso argomento degli integratori alimentari nel ciclismo e nello sport ingenerale è bene fare alcune precisazioni. Esistono i farmaci ed esistono gli alimenti. I primi sono presidi medici che hanno lo scopo di curare o sconfiggere alcune malattie, ma hanno un’infinità di effetti collaterali. Gli alimenti hanno come unico scopo dare all’organismo tutto quanto gli occorre per sopravvivere, tutta l’energia e tutti quegli elementi che servono per costruire un corpo sano e robusto. Gli integratori alimentari, ma del resto il nome tradisce la loro funzione, sono alimenti e come tali debbono essere considerati. Sono alimenti con caratteristiche particolari che permettono di assumere quello che occorre nel momento in cui se ne ha veramente bisogno. Gli integratori alimentari sono spesso prodotti di sintesi, ossia alimenti ridotti alla sua essenza più importante suddividendo i componenti dei cibi più comuni. Gli integratori alimentari non possono assolutamente migliorare la performance, ma possono sicuramente evitare che questa decada o precipiti per fatica o carenza di nutrimenti. Tra le tante qualità che si attribuiscono agli integratori, le più importanti sono:
l’essenzialità e l’assenza di elementi non desiderati;
la semplicità di utilizzo anche in condizioni estreme;
la facilità nel dosaggio.
C’è però da dire che, negli ultimi anni, c’è stata una campagna, volutamente confusionaria, sull’uso degli integratori alimentari per alimentare un meccanismo subdolo e irregolare che permettesse di introdurre nello sport amatoriale sostanze vietate e pericolose.
Ma torniamo agli integratori alimentari. La pratica sportiva si caratterizza in genere per un più o meno rilevante incremento della produzione di energia da parte delle cellule muscolari impegnate. Conseguentemente si verifica un incremento della quantità di calore prodotto che a sua volta è responsabile dell’innalzamento della temperatura corporea tipico della pratica sportiva associato spesso all’irraggiamento diretto, specie nei mesi estivi.
L’aumento della temperatura corporea interna che si determina nel corso dell’attività sportiva costituisce un “potenziale” fattore di rischio per la salute degli atleti, oltre che un elemento sfavorevole per la prestazione atletica. Pertanto, l’organismo umano quando è sottoposto ad uno sforzo fisico, tanto più se svolto in condizioni di temperatura e umidità ambientale elevate, attiva quei meccanismi in grado di indurre una adeguata riduzione della temperatura corporea (termodispersione).
Il meccanismo più efficace in tal senso è certamente l’evaporazione del sudore che è composto per la maggior parte da acqua. Una carenza di acqua è mal tollerata dall'organismo che proporzionalmente al grado di disidratazione riduce la propria capacità di prestazione atletica: una perdita del 2% del volume dell'acqua corporea totale del nostro corpo altera la termoregolazione e influisce negativamente sull'efficienza; mentre una perdita del 5% comporta il rischio di crampi ed è in grado di determinare una riduzione del 30% della prestazione sportiva; perdite maggiori risultano particolarmente pericolose fino a mettere in serio rischio la vita. A contribuire ulteriormente alla comparsa dei disturbi legati alla sudorazione concorrono anche le perdite dei minerali normalmente disciolti nel sudore, soprattutto sodio e cloro e in misura minore anche potassio e magnesio: i cosi detti sali minerali.
Bisogna considerare inoltre che, nonostante durante l’attività fisica venga assunta una congrua quantità di liquidi, gli atleti possono comunque andare incontro ad uno stato di parziale disidratazione in quanto la velocità con cui vengono persi i liquidi con il sudore può risultare decisamente superiore alle possibilità di assimilazione.
Da ciò deriva la necessità che lo sportivo inizi a bere già prima dell’inizio della gara e continui a sorseggiare durante tutto il tempo della competizione, e prosegua il reintegro idrico-minerale nel periodo successivo al termine della prestazione atletica. Non bisogna dimenticare che la sensazione di sete sopraggiunge quando ormai è tardi e quindi è fondamentale prevenire questo stato bio-fisico.
Pertanto durante l’esercizio fisico, l’assunzione di bevande in quantità adeguata e di composizione appropriata è di fondamentale importanza nel prevenire sia il deficit idrico-salino, sia la riduzione delle fonti. La necessità di ripristinare l’acqua e gli elettroliti perduti e le scorte energetiche esauritesi in seguito ad un esercizio intenso e prolungato, specialmente se svolto in ambiente caldo, è un concetto ormai accettato; persistono tuttavia ancora alcune incertezze sul dosaggio ottimale delle diverse sostanze (elettroliti e zuccheri semplici) da aggiungere all’acqua per ottenere le bevande da somministrare a tale scopo. A questo proposito aziende del settore si sono prodigate nel progettare prodotti equilibrati che permettano all’atleta di assumere quanto necessario in una unica soluzione miscelabile nella borraccia.
* Centro Studi Mediasport



