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Aumentano i chilometri, iniziano i problemi di postura (23/04/2007)
Ecco i problemi e come affrontarli
Febbraio e marzo sono mesi molto particolari per chi pratica ciclismo. Ogni anno non si può mai prevedere in anticipo quale sarà il clima prevalente, e quindi non si riesce a pianificare preventivamente la quantità di chilometri percorribili. Questo particolare fenomeno porta il ciclista ad adeguare la durata degli allenamenti alle condizioni atmosferiche. Può quindi capitare di svolgere allenamenti lunghi senza un’adeguata preparazione fisica.
La scarsa condizione atletica, oltre a rendere impegnativi percorsi che risultavano facili durate il periodo estivo, pone anche l’accento sulle problematiche posturali derivanti dal lungo letargo invernale. L’incapacità della muscolatura di mantenere correttamente la posizione in bicicletta, derivante da quei fisiologici accorciamenti determinati dal clima invernale, rende difficile l’adattamento alle lunghe percorrenze specialmente se non si è provveduto a modificare il set-up del proprio mezzo alla condizione invernale del corpo dello sportivo.
Questo fenomeno non si manifesta in tutti i soggetti, ci sono categorie di “fortunati” che non risentono pesantemente delle variazioni climatiche e quindi non subiscono stravolgimenti posturali. Per tutti coloro che, invece, soffrono di questo cambiamento stagionale possono seguire i consigli contenuti in questo articolo. E’ importante sottolineare che non tutto quanto scritto è da attuare, ci limiteremo ad elencare alcune problematiche, tra quelle da noi riscontrate più frequentemente, e per ognuna ipotizzeremo alcune possibili semplici soluzioni.
Come accennato precedentemente uno dei fenomeni più frequenti che produce il freddo inverno è il considerevole accorciamento muscolare, specialmente in chi appende la bicicletta al chiodo e non segue un adeguato programma di mantenimento in palestra. Questo fenomeno si localizza prevalentemente nella muscolatura della catena posteriore, ossia in tutta quella serie di muscoli che partendo dall’occipite (parte posteriore del cranio) raggiungono i talloni. I muscoli ischiocrurali (posteriori della coscia) e i paravertebrali sono quelli che maggiormente influenzano la postura in bicicletta. Un forte accorciamento del bicipite femorale trattiene in retroversione il bacino limitando notevolmente la flessione del busto in avanti, producendo così un accorciamento fittizio del corpo che non riesce più ad allungarsi sulla specialissima.
Per ovviare temporaneamente a questo fenomeno, che spesso produce fastidiose irradiazioni dolorose nella regione lombare e nella muscolatura del collo, è necessario rivedere il set-up della bicicletta. E’ utile e a volte indispensabile alzare e avvicinare il manubrio e ridurre lievemente la distanza tra sella e movimento centrale. L’entità degli spostamenti è ovviamente proporzionale alle dimensioni del ciclista. Generalmente sono spostamenti che vanno dall’uno percento per la sella al tre percento per lo scarto tra sella e manubrio.
Un altro fenomeno riguarda i fastidiosi dolori al ginocchio che compaiono in inverno e scompaiono in estate. Qui le cause possono essere le più diverse. Prendiamo comunque in esame un soggetto che ha un ginocchio sano e che alcune volte dopo 80-90 chilometri avverte un leggero fastidio all’articolazione. Escludendo qualsiasi altro problema posturale, se tale situazione si verifica solo alla ripresa dell’attività e scompare con il proseguo della stagione, le cause possono essere due, ed entrambe derivanti da un problema di appoggio. Per prima cosa è necessario verificare la posizione degli attacchi sotto le scarpe, spesso si tende ad utilizzare una scarpa invernale ed una estiva, e non sempre la stessa azienda che produce la scarpa estiva produce anche un modello con le stesse caratteristiche per l’inverno.
E’ importante verificare che le tacchette siano posizionate nello stesso modo “rispetto al piede” in entrambe le scarpe, e non rispetto alla suola, che per modelli di scarpa differente potrebbe avere una calzata diversa.
In secondo luogo chi porta i copriscarpa tende a spostare le scarpe rispetto alla pedivella per permettere al piede con la scarpa ed il copriscarpa di muoversi senza strisciare nella pedivella. Questo fenomeno spesso provoca un disallineamento dell’asse di spinta tra piede e ginocchio innescando torsioni e rotazioni dell’articolazione, spesso non tollerate e che portano a fastidiosi dolori che possono nei casi più gravi sfociare in fastidiosi stati infiammatori. In questo caso la soluzione più semplice e fare molta attenzione a qualsiasi movimento della scarpa evitando il più possibile il pressappochismo.
Ad ogni modo se si vogliono prevenire questi possibili fastidi è fondamentale mantenere la condizione atletica incrementando il tempo dedicato all’allungamento muscolare, e affidarsi a mani esperte per evitare inutili stravolgimenti posturali alla ricerca di una soluzione improbabile se prima non si è identifica la causa.
A cura di Alberto Budini



